Google Car: l’auto senza pilota

Google Car: l’auto senza pilota

Category : Robotica

Google, da tempo, sta sperimentando le automobili senza pilota. Da sei anni, per l’esattezza, compie studi su una flotta di oltre 20 macchine che si guidano da sole e che hanno percorso, in quel periodo, oltre un milione e mezzo di chilometri, totalizzando circa 15 mila chilometri la settimana. Fino ad oggi, stando a quanto riferisce Chris Urmson di Google al sito Techcrunch, ci sono stati soltanto 11 “incidenti minori”, con danni leggeri e senza feriti, la cui colpa, sempre secondo il manager, non è delle auto ma di altri “guidatori umani”.Più in dettaglio, dichiara Urmson al sito di tecnologia, le auto senza guidatore sono state tamponate sette volte, soprattutto ai semafori, ma anche in autostrada. In altre occasioni, invece, hanno subìto strisciate alla fiancata e sono state urtate da veicoli che non si erano fermata allo stop.  La maggior parte degli incidenti ha avuto luogo in città.Gran parte della discussione ruota, comprensibilmente, intorno al tema della sicurezza. Il celebre tecnologo Alberto Broggi – lunga esperienza all’estero, ex presidente degli ingegneri americani, fondatore e direttore del Vislab, il laboratorio di «Visione artificiale e sistemi intelligenti», che da vent’anni, a Parma, lavora sulle driverless car, realizzando il percorso-test senza pilota più lungo di sempre (Parma-Shanghai) – parlando recentemente al Ted Milano, ha detto che, “guardando in avanti, il tema che si presto porrà sarà quello dell’etica dell’auto”: perché, in certi casi, la macchina si troverà a dover fare una scelta, appunto, etica, cioè optare per il male minore, magari investire una persona per evitare di travolgerne due.Ovviamente Google ha interesse a sottolineare i vantaggi, per la sicurezza, di una guida completamente automatizzata: quando siamo al volante, è chiaro che non possiamo distrarci troppo con la pubblicità del computer di bordo (che è parte del business della società), mentre un guida sicura senza pilota ci consentirebbe di dedicarci, senza rischio, allo smartphone o al tablet.Per sostenere questa tesi, Urmson cita le statistiche, realmente terrificanti, sul numero di automobilisti americani che, sottraendo attenzione al volante, la dedicano ai propri dispositivi mobili. Distrazione che è ormai la principale causa di incidenti, più della stessa velocità. In ogni momento della giornata, dice il manager di Google, in America ci sono 660 mila persone che controllano il proprio device anziché fare attenzione alla guida. L’aneddotica è davvero allarmante: i safety driver di Google vedono ogni giorno, abitualmente, auto che sbandano, guidatori che leggono libri o addirittura suonano la tromba. Casi estremi, forse tipici delle strade americane, certo, ma sempre più diffusi. Con una visibilità a 360 gradi e un’attenzione desta al cento per cento e in tutte le direzioni, si possono invece garantire livelli di sicurezza molto migliori, soprattutto nell’interesse di ciclisti e pedoni che della distrazione sono le vittime principali.L’azienda, dice Urman, ha già raccolto una tale quantità di dati che potrebbe utilizzarli per prevenire situazioni pericolose prima che gli incidenti accadano. Il prossimo passo della ricerca potrebbe essere l’uso di algoritmi per evitare future collisioni.