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È possibile ricaricare i nostri telefoni con le reti wifi?

Un mondo di sostenibilità è possibile grazie ad un sistema di energia caricabile attraverso l’aria! 

Un mondo che dipenda dalle fonti fossili non dobbiamo né ce lo possiamo permettere. Pertanto tutte le nuove scoperte che favoriscano l’abbandono dei derivati dal petrolio e del carbone hanno ampio diritto ad essere diffuse e conosciute nella maniera più efficace possibile affinché il processo di ricerca nel settore delle energie alternative continui a fare i passi meritati per una definitiva sostituzione nel tempo più breve possibile con fonti pulite. Per tali ragioni, uno studio prodotto dall’Università di Washington appare assai interessante, se si pensa che è alla portata della scienza e della tecnica connettersi a una rete Wi-Fi ovunque tu vada, dal momento che la rete wireless è stata introdotta in molti spazi pubblici gratuitamente. Immaginate per un momento che, per l’accesso a internet e per consultare le nostre notifiche, il wireless ci permetterebbe di caricare il telefono cellulare senza la necessità di batterie o l’alimentazione di rete. Questo è precisamente ciò che è stato scoperto da un team di ricercatori dell’Università di Washington, creatore di un sistema di energia caricare attraverso l’aria, che permetterà ad un router Wi-Fi tradizionale di caricare la batteria di più dispositivi mobile senza compromettere le performance della connessione di rete. La ricarica wireless coprirà un raggio di circa 8,5 metri. L’intero processo richiede solamente il router ed alcuni sensori, i quali sono necessari per convertire le frequenze radio in corrente elettrica.

In più, il router deve essere aggiornato lato software con un firmware apposito, in grado di processare in maniera separata l’invio di corrente elettrica e quello delle radio frequenze, in modo tale che le due funzionalità non interferiscano fra di loro minacciando le performance della connessione.I ricercatori hanno installato sei configurazioni in altrettante abitazioni utilizzando il router ASUS RT-AC68U per effettuare i primi test sulla tecnologia. Si tratta di un modello non proprio recentissimo, tuttavia attraverso un semplice aggiornamento software è riuscito a caricare la batteria di un dispositivo esterno pur continuando ad offrire i suoi servigi da router wireless tradizionale, connettendo i dispositivi della casa alla rete.Con modifiche fatte appositamente, quindi, qualsiasi router potrebbe essere in grado di fornire la carica necessaria.

                 

È molto interessante inoltre che nessun tester abbia riscontrato cali nelle performance della rete durante la carica. I ricercatori hanno utilizzato tre canali diversi e non sovrapposti, in modo da fornire lo stesso quantitativo di energia senza saturare le capacità del singolo canale. L’Università ha già trovato un partner in modo da sviluppare ulteriormente la tecnologia e trasformarla in prodotto di consumo.Un prodotto di questo tipo in effetti c’è già, ed è stato mostrato in funzione allo scorso CES di Las Vegas. Energous WattUp, però, è un router wireless che ha il solo compito di caricare i dispositivi mobile, e non può al tempo stesso inviare dati ai dispositivi connessi. Fra i limiti troviamo anche una potenza erogata non proprio esemplare, inferiore al singolo watt se si superano i 5 metri.Quello dell’University of Washington sembra un progetto molto ambizioso, soprattutto perché consente di utilizzare virtualmente qualsiasi router in commercio per caricare il proprio smartphone, con una soluzione realmente wireless e che non obbliga all’uso di accessori da mettere a contatto con il dispositivo. Tali sorprendenti utilizzi, a Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” , fanno ritenere che possano costituire  il futuro dell’energia rispettosa dell’ambiente e della salute umana, anche se la sua commercializzazione, tuttavia, potrebbe non arrivare in tempi brevi.


Windows 10, la rivoluzione ha inizio il 29 luglio

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Category : Software

Microsoft annuncia la data di rilascio del suo nuovo sistema operativo. Al ritorno del menù Start si aggiungono funzionalità innovative per un’esperienza ancora più personale, produttiva e intuitiva.

Microsoft ha annunciato il rilascio di Windows 10 a partire dal 29 luglio in 190 Paesi, compresa l’Italia. Il nuovo sistema operativo è pensato per essere vicino ai reali bisogni delle persone, aiutandole a migliorare la loro produttività e a rendere ancora più coinvolgenti i momenti di svago, grazie a un’esperienza personalizzata che funziona attraverso tutti i dispositivi. Con un’interfaccia ancora più semplice e intuitiva, Windows 10 offre all’utente nuove funzionalità e aggiornamenti per una maggiore sicurezza ed è scaricabile gratuitamente per tutti coloro che utilizzano Windows 7 e Windows 8.1, permettendo così a centinaia di milioni di persone in tutto il mondo di avere accesso all’ultima versione. Di seguito tutto quello che c’è da sapere sul nuovo Os di Microsoft.

 

Interfaccia familiare e migliorata. Windows 10 reintegra il menu Start, conosciuto e apprezzato dagli utenti, che consente di trovare facilmente i file e le applicazioni preferite. Il nuovo sistema operativo si avvia velocemente e altrettanto velocemente permette di riprendere un lavoro da dove si era interrotto, garantendo così una maggiore durata della batteria. In un’ottica di maggior sicurezza, Windows 10 include inoltre Windows Hello, Microsoft Passport e la protezione gratuita anti-malware Windows Defender, aggiornabile gratuitamente e continuativamente per tutta la durata del ciclo di vita del dispositivo. Il nuovo sistema operativo è infine ottimizzato per essere utilizzato sia con tastiera che con touch ed è compatibile con tutti i dispositivi e le applicazioni Windows.

 

Esperienza d’uso semplice e personalizzata. Windows 10 si adatta a tutte le diverse esigenze degli utenti per garantire un’esperienza ancora più personalizzata. Cortana, la prima vera assistente personale digitale, aiuta le persone a compiere diverse attività su diversi dispositivi2, imparando le preferenze individuali e offrendo così suggerimenti rilevanti e su misura, promemoria e un rapido accesso alle informazioni importanti attraverso comandi testuali o vocali. Windows Hello accoglie gli utenti salutandoli con il loro nome e permette l’accesso al PC senza bisogno di digitare la password, ma semplicemente grazie all’autenticazione biometrica. Con Windows 10, il device interagirà senza problemi con i tradizionali mouse e tastiera oppure attraverso nuove modalità quali la voce, la penna o i gesti.

 

 

Maggior produttività. Windows 10 aiuta le persone a ottenere di più con meno sforzi, come mai prima d’ora. Microsoft Edge, il nuovo browser sviluppato per un’esperienza di navigazione senza precedenti, consente di prendere note o appunti direttamente sui siti web, di condividere e di visualizzare i contenuti in modalità Lettura. Inoltre, con l’integrazione di Cortana, Microsoft Edge è in grado di effettuare velocemente le ricerche per proporre contenuti basati su interessi e preferenze personali. Rapido, semplice e personalizzato, Microsoft Edge è nato per consentire alle persone di concentrarsi sui contenuti per loro rilevanti, interagendo in modo fluido con il web. Inoltre, in aggiunta alla versione completa della suite Office 2016 per desktop, è disponibile anche l’applicazione universale Windows che include Word, Excel, PowerPoint e Outlook per un’esperienza integrata su tutte le piattaforme.  Sviluppato fin dall’inizio per sfruttare tutti i vantaggi di Windows 10, Office permette di creare e modificare documenti Word, creare presentazioni PowerPoint con annotazioni prese in tempo reale e aprire o aggiornare fogli di calcolo senza utilizzare tastiera e mouse, grazie alle nuove funzionalità touch di Excel.

 

 

Produttività e intrattenimento cross device. La funzionalità Continuum di Windows 10 trasforma un dispositivo mobile in un vero e proprio PC e viceversa per garantire un’esperienza desktop completa anche in mobilità. Xbox su Windows 10 estende le funzionalità di gioco di Xbox Live sia ai PC con Windows 10 che ai tablet; le persone potranno comunicare con i propri amici sui PC Windows 10 e Xbox One mentre giocano su PC e condividere contenuti attraverso Game DVR. Sarà inoltre possibile effettuare lo streaming dei giochi direttamente dalla console Xbox One su PC o Tablet Windows 10. I giochi sviluppati per DirectX 12 su Windows 10 saranno potenziati nella velocità, nell’efficienza e nelle capacità grafiche.

 

Preordine e disponibilità. Il prossimo 29 luglio tutti gli utenti potranno avere Windows 10 per PC, tablet e Smartphone. I dispositivi Windows 8.1 saranno facilmente aggiornabili a Windows 10 e molti rivenditori supporteranno l’aggiornamento dei device.


Barilla, Cisco e la smart agriculture con cuore italiano – ictBusiness.it

Category : Senza categoria

Le due aziende hanno presentato insieme a Penelope e a NttData Italia un progetto di tracciabilità dell’intera filiera alimentare, che sfrutta una piattaforma (ValueGo) sviluppata nell’ambito dell’iniziativa Safety For Food. Due prodotti Barilla, in vendita al Future Food District di Coop a Expo 2015, mostrano come funziona.

Sorgente: Barilla, Cisco e la smart agriculture con cuore italiano – ictBusiness.it


Addio rifiuti elettronici: in futuro gli smartphone si autodistruggeranno

Category : Telefonia

Dove finiscono tablet e smartphone alla fine della loro “carriera”?

Questa domanda in realtà ancora non ha risposta, ma visto il boom che ha avuto la tecnologia negli ultimi anni è un problema che va risolto al più presto. Molti dispositivi infatti tra qualche anno dovranno andare in pensione per via del cambio generazionale che sono costretti a subire e questo significa che ci sarà un enorme quantità di rifiuti elettronici da smaltire, cosa assolutamente complicata e “vittima” di un lungo procedimento.

Addio rifiuti elettronici: in futuro gli smartphone si autodistruggeranno

Quello dei rifiuti elettronici (e-waste) non è un problema da poco. Dei quasi 42 milioni di scarti prodotti nel 2014, soltanto una piccola parte (tra il 10 e il 40%) è stato riciclato e gestito in modo corretto. E neanche le previsioni non sono delle migliori: gli esperti dell’Onu dicono che la montagna di e-waste potrebbe raggiungere le 50 milioni di tonnellate già entro il 2018.

Per questo motivo infatti alcuni studiosi dell’Università dell’Illinois hanno messo appunto un sistema che permetterebbe a smartphone e tablet di autodistruggersi, anche a comando e a distanza, ad esempio utilizzando segnali radio e calore come stimolo, e quindi di rendere più facile il loro riciclaggio.

Gli studiosi, guidati dal professore di ingegneria aerospaziale Scott R. White, hanno messo appunto questo innesco radiocomandato in grado di attivare a distanza l’autodistruzione su richiesta.

 
“Abbiamo dimostrato che l’elettronica c’è quando ne abbiamo bisogno e sparisce quando non ci serve più”, ha detto White“Questo è un modo per creare la sostenibilità nei materiali che vengono utilizzati dall’elettronica moderna. È stato il nostro primo tentativo di utilizzare uno stimolo ambientale per innescare la distruzione”.
 

Oltre ad aver tentato l'”autodistruzione” con induzione a distanza il team di White ha utilizzato anche con semplice calore, luce ultravioletta e sollecitazioni meccaniche, ma soprattutto ha creato un dispositivo che si dissolve in acqua, con possibilità di essere applicato anche nel settore biomedico.


Gianni Morandi, re di Facebook. Tra selfie e milioni di like

Gianni Morandi nell'ultima foto che ha pubblciato nella sua pagina Facebook

Che sia un cantante nazionalpopolare lo sapevamo. Ma che diventasse anche il re dei social network, con 1,4 milioni di mi piace alla sua pagina Facebook, non ce lo aspettavamo davvero.

Me lo immagino Gianni Morandi che un giorno decide di aprire un account sul social di Zuckerberg. Poi scopre che i suoi follower sono sempre di più. Così comincia a pubblicare sempre più foto e commenti. E probabilmente passa su Facebook ore e ore della sua giornata.

Tutto è cambiato quando Gianni ha deciso di dire pubblicamente la sua sulla questione dei migranti: «Non dobbiamo mai dimenticare che migliaia e migliaia di italiani, nel secolo scorso, sono partiti dalla loro Patria verso l’America, la Germania, l’Australia, il Canada… con la speranza di trovare lavoro, un futuro migliore per i propri figli, visto che nel loro Paese non riuscivano a ottenerlo, con le umiliazioni, le angherie, i soprusi e le violenze, che hanno dovuto sopportare! Non è passato poi così tanto tempo…».

Apriti cielo: 14mila i messaggi di risposta. E Morandi ha ribattuto a moltissimi post. Tanti gli insulti, purtroppo, ma sono state numerosissime anche le persone che hanno apprezzato il punto di vista del cantante, continuando a seguirlo.

Oggi Gianni pubblica fotografie – lui nell’orto, lui con suo figlio, lui con Anna, la sua compagna, che spesso è anche l’autrice degli scatti – e la sua caratteristica principale è proprio quella di rispondere a tutti, o quasi.

Sono nate anche pagine divertenti che riportano le vicende virtuali del cantante: da Stimare Gianni Morandi per la pacatezza delle sue risposte fino a Gianni Morande: noi vi consigliamo di dare un’occhiata.


Foto su Facebook: restano nostre o no? Ecco la risposta

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Category : Privacy

L’eterno dubbio sulla proprietà della foto caricate

Iniziamo dalla fine, come in alcuni libri e film, perché il tema sulla reale proprietà delle foto caricate su Facebook merita inizialmente una risposta secca senza leggersi un articolo intero: le foto sono sempre e comunque vostre.  Però, se il tempo ve lo concede o l’interesse di capirci qualcosa in più non manca, cerchiamo di argomentare meglio l’affermazione, a seguito del rifiorire di un dubbio che è vecchio quanto Facebook stesso.

Il tema è tornato fortemente alla ribalta in seguito alla pubblicazione di un post su  stopstealingphotos.comdal titolo “Facebook representative states they own uploaded content“, che in italiano suona più o meno così: “un rappresentante di Facebook ha affermato che i contenuti caricati appartengono a loro”. Tutto vero, nel senso che un rappresentante di Facebook lo ha davvero detto, seppur sbagliando.

Da qui ha trovato nuova linfa l’eterno dubbio che circola fra molti utenti di Facebook, rafforzata dalla superficialità di una risposta data da un rappresentante di Facebook (una sales manager, sicuramente poco adatta a rispondere), che riportiamo nella sua versione integrale come riportata dal sito citato.

Il passaggio chiave è questo: “(omissis)…once something is posted or uploaded onto Facebook it becomes Facebook’s property. So if the original photographer uploaded the photo first onto Facebook and then others have taken it from there and uploaded it to their pages or profiles, this is legal and within policy, there’s nothing I can do about it unfortunately even if they are taking credit for the photos.”

Traduzione: “una volta che viene caricato qualcosa su Facebook, questo diventa proprietà di Facebook stessa. Se un fotografo posta una foto su Facebook e in seguito altri la prendono e ne fanno uso sulle proprie pagine e sul proprio profilo, tutto ricade nella nostra policy, non possiamo fare nulla anche qualora se ne attribuissero anche la proprietà”

Chiaro che di fronte a una risposta del genere i timori più neri di alcuni utenti hanno trovato in qualche modo conferma, e non per nulla la notizia ha fatto il giro del mondo. Il botta e risposta via mail è andato avanti, sempre con la stessa persona dal lato Facebook, aumentando perplessità e pessimismo.


Perché la fibra di ENEL fa paura a Telecom Italia?

Category : Senza categoria

ENEL vuole sfruttare l’avvicendamento dei contatori elettronici di elettricità per portare la fibra nei condomini.

In Italia per far smuovere le acque bisogna sempre dare un pestone a qualcuno. Nelle telecomunicazioni è inevitabile che si tratti di Telecom Italia. Se non altro perché le sue reti in rame e in fibra sono le più estese del paese. Quando ieri è filtrato sulle pagine de La Repubblica l’endorsing del Governo nei confronti del progetto ENEL di cablare in fibra l’Italia, a Piazza Affari il titolo Telecom ha traballato lasciando sul campo l’1,79%.

enel fibra

L’ex monopolista ha un unico grande asset strategico che il mondo della finanza riconosce: la sua infrastruttura di rete. Comprensibile che se un colosso come ENEL decide di infilare cavi in fibra nei suoi cavidotti e sui tralicci per raggiungere i contatori elettrici dei clienti (80% del territorio), nelle segrete stanze di Telecom la tensione sia destinata a salire.

Per altro chi ha architettato la mossa ha pensato anche agli equilibri regolamentari che impone l’AGCOM: l’ENEL affitterebbe la fibra (a prezzi regolati) a tutti gli operatori senza alcuna discriminazione. Non bisogna pensare però a un vero e proprio ingresso nel mercato delle telecomunicazioni come se fosse un operatore che possiede la fibra e la noleggia, bensì un “manutentore”. In collaborazione con le telco e con il sostegno economico dello Stato agevolerebbe la messa in posa e poi si occuperebbe della manutenzione.

enel contatore
Bisogna già cambiarli

L’occasione è ghiotta perché nel 2016 si dovrà procedere con la sostituzione dei 33 milioni di contatori elettronici che sono stati montanti nel 2006. Il loro ciclo di vita sta giungendo al termine ed entro tre anni è previsto l’avvicendamento. A quel punto perché non includere anche l’implementazione della fibra negli appartamenti o nei condomini?

L’ENEL vanta 1,2 milioni di km di linee elettriche e 450mila cabine di distribuzione a circa 50-100 metri dagli edifici – Telecom ha i cabinet in media a circa 300-350 metri. In pratica ogni armadio di telecomunicazioni oggi ci sono almeno 3 cabine elettriche. Una capillarità di tale livello potenzialmente potrebbe risolvere il problema delle aree a fallimento di mercato.

cluster

Il Governo nel suo progetto ultra-broadbandha previsto 4 cluster (A, B, C e D): i primi due riguardano il 60% della popolazione e circa 1145 Comuni dove gli operatori competono; gli altri due riguardano il 37% della popolazione e circa 6950 Comuni a fallimento di mercato. I finanziamenti di Stato si dovrebbero concentrare nei cluster più deboli, ma qualcosa è previsto anche per il “B”. Se ENEL si impegnerà nei “C” e “D” nessuno a avrà mai nulla da obiettare. Ma se dovessero mai arrivare sostegni di Stato per il “B” sia Telecom Italia che Fastweb potrebbero rivolgersi a Bruxelles per violazione delle norme comunitarie.

Ecco spiegata la recente accelerazione dei due operatori sullo sviluppo dei progetti fibra: mettendo una bandierina su un Comune di fatto lo si elimina dalla lista di quelli che consentirebbero ai concorrenti di ottenere sovvenzionamenti di Stato.


Logo Skype troppo simile a Sky: la sentenza dell’UE

Logo Skype troppo simile a Sky: la sentenza dell’UE

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La Corte di Giustizia Europea, ha emanato una interessante sentenza in tema di marchio comunitario e loghi aziendali. Ad essere coinvolte due società che operano entrambe in alcuni settori comuni: Sky, leader del settore pay-tv satellitare eSkype resa nota dal celebre servizio di telecomunicazione e videoconferenza via internet.

La vicenda in sintesi: nel 2004 e nel 2005 Skype aveva presentato richiesta per registrare la denominazione e i loghi come marchio comunitario per apparecchiature audio e video, prodotti di telefonia e di fotografia nonché per servizi informatici legati a software o alla creazione o all’hosting di siti Internet. (il “marchio comunitario” è valido su tutto il territorio dell’Unione europea e coesistecon i marchi nazionali)

Ma nel 2005 e nel 2006 la società Sky Broadcasting Group, divenuta Sky e Sky IP International, aveva proposto opposizione lamentando un rischio di confusione con il suo marchio denominativo comunitario SKY, già depositato nel 2003 per prodotti e servizi identici.

A distanza di qualche anno e precisamente nel 2012 e nel 2013, l’UAMI (Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno) aveva accolto l’opposizione, in quanto aveva ravvisato in sostanza, l’esistenza di un rischio di confusione tra i segni in conflitto, dovuto in particolare al loro grado medio di somiglianza visiva, fonetica e concettuale

A sua volta Skype, chiaramente non soddisfatta dalla decisione aveva chiesto l’annullamento di tali decisioni dinanzi al Tribunale dell’Unione europea.

Ancora una volta, e forse in via definitiva il Tribunale, lo scorso 5 maggio ha rispinto i ricorsi di Skype e ha confermato quindi l’esistenza di un rischio di confusione tra i loghi delle due società Sky e Skype.

Il dettagli della decisione del Tribunale:

Somiglianza visiva, fonetica e concettuale: “la pronuncia della vocale «y» non risulta più breve nel termine «skype» che nel termine «sky». Inoltre, il termine «sky», appartenente al vocabolario di base della lingua inglese, resta chiaramente identificabile nel termine «skype», sebbene quest’ultimo sia scritto in una sola parola. Infine, l’elemento «sky» nel termine «skype» può essere certamente identificato dal pubblico di riferimento, anche se il rimanente elemento «pe» non ha significato proprio.

Peraltro, il fatto che, nel segno figurativo richiesto, l’elemento denominativo «skype» sia circondato da un bordo a forma di nuvola o di bolla non rimette in discussione il grado medio di somiglianza visiva, fonetica e concettuale. Sotto il profilo visivo, infatti, l’elemento figurativo si limita a mettere in risalto l’elemento denominativo ed è quindi percepito come un semplice bordo. […]. Infine, sul piano concettuale, l’elemento figurativo non veicola alcun concetto, a parte, eventualmente, quello di una nuvola, il che potrebbe allora ulteriormente aumentare la probabilità di identificazione dell’elemento «sky» all’interno dell’elemento denominativo «skype», poiché le nuvole si trovano «in cielo» e possono quindi essere facilmente associate al temine «sky».”

A supporto delle proprie tesi, Skype aveva allegato, come fattore idoneo a ridurre il rischio di confusione, la pacifica coesistenza dei segni in conflitto nel Regno Unito. Secondo il Tribunale, tale coesistenza però, oltre a non essere durata abbastanza a lungo per poter giudicare, riguarda solamente un servizio isolato e molto specifico (ossia i servizi di comunicazione punto a punto) e non può quindi attenuare il rischio di confusione per i numerosi altri prodotti e servizi rivendicati.

Skype a questo punto potrà impugnare la decisione dinanzi alla Corte entro due mesi dalla data della sua notifica, limitatamente alle questioni di diritto.


Cuochi, musicisti, operai, chirurghi: la carica dei nuovi robot

Category : Robotica

I campi di applicazione della robotica si allargano. Da Toyota alle aziende specializzate sbocciano nuovi esemplari di macchine che possono svolgere il lavoro di un cameriere, di un fantino, di un medico, di un analista finanziario. La “seconda era delle macchine”, però, è appena agli albori.

Umili operai o macchinisti, ma anche camerieri, cuochi, fantini e addirittura musicisti. Il “popolo” dei robot si allarga e diventa sempre più composito, fatto di “professionisti” specializzati in ambiti lavorativi diversi. E in molti casi più abili, veloci ed economici dei lavoratori in carne e ossa. Business Insider ha pubblicato una sfiziosa lista di macchine intelligenti e programmabili, destinate a occupazioni insolite o addirittura soprendenti, e oltre la pura curiosità c’è un fenomeno serissimo, da alcuni battezzato come una“seconda era delle macchine”. Con l’evoluzione dell’Internet of Things, dei sensori e dei sistemi di calcolo, la robotica sta modificando il settore manifatturiero e quello agricolo, l’healthcare e la sicurezza (si pensi ai droni usati per la videosorveglianza o per spegnere gli incendi), le relazioni fra aziende e clienti e la domotica.

Molta di questa varietà si innesta sull’ampiezza di significato del termine “robot”, che può indicare tanto un macchinario dal vago aspetto umanoide quanto un puro sistema di calcolo. Nella maggior parte dei casi, comunque, la robotica odierna è fatta di apparati in grado di svolgere un singolo, specifico o ripetitivo compito. “L’utilizzo dei robot collaborativi”, ha dichiarato Jeff Burnstein, presidente della Robotic Industries Association, “ha un grande futuro all’interno di industrie, ospedali, ristoranti. Ma le applicazioni non industriali sono lente a emergere. Ci vorrà un po’ di tempo”.

Gli esempi apripista, tuttavia, non mancano. Business Insider ne cita quattrodici. Particolarmente sofisticato è RoboThespian (nella foto in alto), un simil-uomo creato dall’azienda inglese Engineered Arts e che pare saltato fuori da un film di fantascienza. È capace di parlare, cantare, incrociare lo sguardo di una persona, camminare, saltare e persino recitare su un testo di Kafka. Si tratta in ogni caso soprattutto di un’interfaccia, comandata a monte da un tablet.

I melomani apprezzeranno invece il musicista robotico presentato da Toyota a una recente fiera del design, in grado in realtà (se adeguatamente programmato) non solo di suonare il violino o la tromba ma più in generale di eseguire compiti di assistenza o intrattenimento. Tant’è che Toyota progetta di destinarlo a case di cura e di riposo, in affiancamento agli infermieri. Nell’ambito più propriamente medico letecnologie sostitutive alla mano del chirurgo sono quelle più impiegate, ma in sala operatoria è entrato anche Sedasys, un macchinario che svolge il delicato ruolo dell’anestesista. Creato da Johnson & Johnson, ha già ottenuto da un paio di anni l’approvazione della Food and Drug Administration.

Si fa un salto dall’ospedale alla cucina con Fotbox, un gigante alto più di due metri già impiegato, in Cina, dalla catena Dazzling Noodles: la sua specialità è il taglio dei tipici spaghetti orientali, con mano più veloce rispetto a quella umana. Sfrutta una ventina di motori e 129 sensori, Fotbox può cucinare e addirittura mettere nel piatto in meno di mezz’ora una ricetta complessa, per poi concludere in bellezza auto-ripulendosi. Diversi ristoranti del Paese del Dragone, inoltre, hanno iniziato ad adottare camerieri robotici in grado di registrare ordinazioni, servire piatti e bevande e riprodurre alcune frasi.

Gli ospiti dell’hotel Aloft di Cupertino, California, hanno iniziato a conoscere SaviOne: nato nel 2014, è un assistente che può scortare i nuovi arrivati fino alla propria camera, rifornirli di asciugamani o di cibo su richiesta. Privo di fattezze umanoidi, ma con fotocamere, sensori e un display touch pronto a ricevere comandi, SaviOne capisce anche quando il turno di lavoro è finito, tornando in autonomia alla stazione di ricarica dopo aver eseguito i propri compiti.

Nome simile, ma aspetto diverso per Saya: unareceptionist robotica molto bon-ton, creata in Giappone e capace di rispondere alle domande che le vengono poste sfruttando un vocabolario di 300 parole e 700 frasi preconfezionate. Ugualmente giapponese, e con tanto di chimono ad avvolgerne in corpo, èChihiraAico, sviluppata ancora una volta da Toyota. Non sta alla reception, ma accoglie i clienti di un grande magazzino di Tokio intrattenendoli con canzoni e sorrisi.

In ambito militare, già da una quindicina di anni l’esercito statunitense impiega robot destinati alle operazioni più pericolose. Nuovi modelli sono in fase di sviluppo e di test, con l’obiettivo a lungo termine di sostituire il 25% dei soldati entro una trentina d’anni. In Inghilterra, invece, l’Università di Birmingham ha inventato Bob (nomignolo con cui i britannici indicano la figura del poliziotto): in suo aspetto è quello di ingombrante e antiquato aspirapolvere, con una sfera al posto della testa. Nonostante le apparenze poco raffinate, è in grado di svolgere compiti evoluti di videosorveglianza, usando sensori 3D e telecamere ad alta definizione. Al momento Bob lavora negli uffici della società di sicurezza G4S, mentre una sua versione alternativa, battezzata Werner, si dedica agli ospiti di una casa di cura austriaca.

Altri esempi citati dal Business Insider sono i fantini robotici introdotti per la prima volta nel 2003 in Medio Oriente, come risposta alla legge che dall’anno precedente vieta l’impiego di bambini per le gare in groppa ai dromedari. Se in questo caso la sostituzione uomo-macchina non può che essere un progresso, non giova troppo al mestiere del giornalista l’impiego di robot da parte dell’Associated Press: dal giugno dello scorso anno l’agenzia ha pubblicato oltre tremila articoli generati senza l’intervento umano. Prima di gridare allo scandalo, è bene sapere che si tratta di brevi notizie su report finanziari, fatte per lo più di aggregazioni di numeri.

Un’altra tecnologia emergente è quella dei “consulenti robot”, che svolgono il ruolo degli analisti finanziari comparando dati e producendo previsioni. SigFig, per esempio, utilizza diversi algoritmi per creare un portfolio personalizzato per ciascuno dei suoi clienti. Vale la pena citare anche un caso di innovazione per metà italiano, Printocho: si tratta di un mini-robot realizzato con una stampante 3D, che può essere costantemente modificato e trasformato.

Il suo scopo è quello di insegnare agli studenti più giovane i principi della programmazione Arduino (da cui il Dna per metà italiano del progetto), del design e della stampa 3D. Il nome è un collage del verbo “print” e della traduzione spagnola di Pinocchio, personaggio a cui si è ispirato il designer Raùl Real, autore del progetto. Printocho muove testa, arti e busto attraverso quattro meccanismo e comunica facendo lampeggiare i suoi occhi a luce Led.


Google Car: l’auto senza pilota

Category : Robotica

Google, da tempo, sta sperimentando le automobili senza pilota. Da sei anni, per l’esattezza, compie studi su una flotta di oltre 20 macchine che si guidano da sole e che hanno percorso, in quel periodo, oltre un milione e mezzo di chilometri, totalizzando circa 15 mila chilometri la settimana. Fino ad oggi, stando a quanto riferisce Chris Urmson di Google al sito Techcrunch, ci sono stati soltanto 11 “incidenti minori”, con danni leggeri e senza feriti, la cui colpa, sempre secondo il manager, non è delle auto ma di altri “guidatori umani”.Più in dettaglio, dichiara Urmson al sito di tecnologia, le auto senza guidatore sono state tamponate sette volte, soprattutto ai semafori, ma anche in autostrada. In altre occasioni, invece, hanno subìto strisciate alla fiancata e sono state urtate da veicoli che non si erano fermata allo stop.  La maggior parte degli incidenti ha avuto luogo in città.Gran parte della discussione ruota, comprensibilmente, intorno al tema della sicurezza. Il celebre tecnologo Alberto Broggi – lunga esperienza all’estero, ex presidente degli ingegneri americani, fondatore e direttore del Vislab, il laboratorio di «Visione artificiale e sistemi intelligenti», che da vent’anni, a Parma, lavora sulle driverless car, realizzando il percorso-test senza pilota più lungo di sempre (Parma-Shanghai) – parlando recentemente al Ted Milano, ha detto che, “guardando in avanti, il tema che si presto porrà sarà quello dell’etica dell’auto”: perché, in certi casi, la macchina si troverà a dover fare una scelta, appunto, etica, cioè optare per il male minore, magari investire una persona per evitare di travolgerne due.Ovviamente Google ha interesse a sottolineare i vantaggi, per la sicurezza, di una guida completamente automatizzata: quando siamo al volante, è chiaro che non possiamo distrarci troppo con la pubblicità del computer di bordo (che è parte del business della società), mentre un guida sicura senza pilota ci consentirebbe di dedicarci, senza rischio, allo smartphone o al tablet.Per sostenere questa tesi, Urmson cita le statistiche, realmente terrificanti, sul numero di automobilisti americani che, sottraendo attenzione al volante, la dedicano ai propri dispositivi mobili. Distrazione che è ormai la principale causa di incidenti, più della stessa velocità. In ogni momento della giornata, dice il manager di Google, in America ci sono 660 mila persone che controllano il proprio device anziché fare attenzione alla guida. L’aneddotica è davvero allarmante: i safety driver di Google vedono ogni giorno, abitualmente, auto che sbandano, guidatori che leggono libri o addirittura suonano la tromba. Casi estremi, forse tipici delle strade americane, certo, ma sempre più diffusi. Con una visibilità a 360 gradi e un’attenzione desta al cento per cento e in tutte le direzioni, si possono invece garantire livelli di sicurezza molto migliori, soprattutto nell’interesse di ciclisti e pedoni che della distrazione sono le vittime principali.L’azienda, dice Urman, ha già raccolto una tale quantità di dati che potrebbe utilizzarli per prevenire situazioni pericolose prima che gli incidenti accadano. Il prossimo passo della ricerca potrebbe essere l’uso di algoritmi per evitare future collisioni.