Questi sono gli smartphone Android giusti per te: i consigli di Google

Questi sono gli smartphone Android giusti per te: i consigli di Google

Category : Telefonia

La stessa Google scende in campo per suggerire il tuo smartphone Android basandosi sui tuoi gusti personali e sulle tue esigenze, attraverso un tool apposito pubblicato nelle scorse ore.

Se hai pianificato l’acquisto di uno smartphone Android, ma sei indeciso nella scelta fra i tanti modelli presenti sul mercato, Google hapubblicato un tool sviluppato appositamente per te. La web-app consente di selezionare le feature che ci interessano, consegnandoci come risultato una lista di tre modelli che le soddisfa appieno. Al momento si basa sulla disponibilità del mercato americano, tuttavia è ottimo anche per noi italiani per avere un’idea generica sul mondo Android.

Google, quale smartphone Android comprare

Google ci chiederà le modalità d’uso che ci accingeremo ad affrontare con il dispositivo, e quanto sono importanti per noi determinate caratteristiche. Per aiutarci nella scelta del terminale, il gigante di Mountain View vorrà sapere se siamo amanti della fotografia e quanto importanti per noi sono i selfie, se cerchiamo un dispositivo rivolto alla produttività, alla multimedialità, o quante ore al giorno passiamo all’interno del browser navigando nelle varie pagine web della rete.

Una volta selezionate le nostre esigenze, potremo rifinire la ricerca selezionando l’operatore telefonico che utilizziamo (ovviamente la scelta è esclusivamente fra le compagnie americane), la fascia di prezzo e le dimensioni desiderate. A questo punto il tool ci proporrà tre smartphone sulla base di tutte le informazioni che gli abbiamo offerto, con l’obiettivo di aiutare l’utente a districarsi nei folti meandri delle opzioni di scelta di un dispositivo Android.

Google, quale smartphone Android comprare



Se siete appassionati della categoria e assidui lettori in cerca dell’ultima novità possibile su internet, probabilmente il nuovo tool non fa per voi perché offre spesso opzioni sin troppo scontate. È uno strumento che nasce per soddisfare le esigenze di un pubblico non troppo esperto e che non ha la voglia e la pazienza di informarsi in maniera autonoma. L’idea è comunque carina ed è divertente verificare se le risposte che otteniamo siano di fatto coerenti con quelle che sarebbero state le nostre scelte.


È possibile ricaricare i nostri telefoni con le reti wifi?

Un mondo di sostenibilità è possibile grazie ad un sistema di energia caricabile attraverso l’aria! 

Un mondo che dipenda dalle fonti fossili non dobbiamo né ce lo possiamo permettere. Pertanto tutte le nuove scoperte che favoriscano l’abbandono dei derivati dal petrolio e del carbone hanno ampio diritto ad essere diffuse e conosciute nella maniera più efficace possibile affinché il processo di ricerca nel settore delle energie alternative continui a fare i passi meritati per una definitiva sostituzione nel tempo più breve possibile con fonti pulite. Per tali ragioni, uno studio prodotto dall’Università di Washington appare assai interessante, se si pensa che è alla portata della scienza e della tecnica connettersi a una rete Wi-Fi ovunque tu vada, dal momento che la rete wireless è stata introdotta in molti spazi pubblici gratuitamente. Immaginate per un momento che, per l’accesso a internet e per consultare le nostre notifiche, il wireless ci permetterebbe di caricare il telefono cellulare senza la necessità di batterie o l’alimentazione di rete. Questo è precisamente ciò che è stato scoperto da un team di ricercatori dell’Università di Washington, creatore di un sistema di energia caricare attraverso l’aria, che permetterà ad un router Wi-Fi tradizionale di caricare la batteria di più dispositivi mobile senza compromettere le performance della connessione di rete. La ricarica wireless coprirà un raggio di circa 8,5 metri. L’intero processo richiede solamente il router ed alcuni sensori, i quali sono necessari per convertire le frequenze radio in corrente elettrica.

In più, il router deve essere aggiornato lato software con un firmware apposito, in grado di processare in maniera separata l’invio di corrente elettrica e quello delle radio frequenze, in modo tale che le due funzionalità non interferiscano fra di loro minacciando le performance della connessione.I ricercatori hanno installato sei configurazioni in altrettante abitazioni utilizzando il router ASUS RT-AC68U per effettuare i primi test sulla tecnologia. Si tratta di un modello non proprio recentissimo, tuttavia attraverso un semplice aggiornamento software è riuscito a caricare la batteria di un dispositivo esterno pur continuando ad offrire i suoi servigi da router wireless tradizionale, connettendo i dispositivi della casa alla rete.Con modifiche fatte appositamente, quindi, qualsiasi router potrebbe essere in grado di fornire la carica necessaria.

                 

È molto interessante inoltre che nessun tester abbia riscontrato cali nelle performance della rete durante la carica. I ricercatori hanno utilizzato tre canali diversi e non sovrapposti, in modo da fornire lo stesso quantitativo di energia senza saturare le capacità del singolo canale. L’Università ha già trovato un partner in modo da sviluppare ulteriormente la tecnologia e trasformarla in prodotto di consumo.Un prodotto di questo tipo in effetti c’è già, ed è stato mostrato in funzione allo scorso CES di Las Vegas. Energous WattUp, però, è un router wireless che ha il solo compito di caricare i dispositivi mobile, e non può al tempo stesso inviare dati ai dispositivi connessi. Fra i limiti troviamo anche una potenza erogata non proprio esemplare, inferiore al singolo watt se si superano i 5 metri.Quello dell’University of Washington sembra un progetto molto ambizioso, soprattutto perché consente di utilizzare virtualmente qualsiasi router in commercio per caricare il proprio smartphone, con una soluzione realmente wireless e che non obbliga all’uso di accessori da mettere a contatto con il dispositivo. Tali sorprendenti utilizzi, a Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” , fanno ritenere che possano costituire  il futuro dell’energia rispettosa dell’ambiente e della salute umana, anche se la sua commercializzazione, tuttavia, potrebbe non arrivare in tempi brevi.


Addio rifiuti elettronici: in futuro gli smartphone si autodistruggeranno

Category : Telefonia

Dove finiscono tablet e smartphone alla fine della loro “carriera”?

Questa domanda in realtà ancora non ha risposta, ma visto il boom che ha avuto la tecnologia negli ultimi anni è un problema che va risolto al più presto. Molti dispositivi infatti tra qualche anno dovranno andare in pensione per via del cambio generazionale che sono costretti a subire e questo significa che ci sarà un enorme quantità di rifiuti elettronici da smaltire, cosa assolutamente complicata e “vittima” di un lungo procedimento.

Addio rifiuti elettronici: in futuro gli smartphone si autodistruggeranno

Quello dei rifiuti elettronici (e-waste) non è un problema da poco. Dei quasi 42 milioni di scarti prodotti nel 2014, soltanto una piccola parte (tra il 10 e il 40%) è stato riciclato e gestito in modo corretto. E neanche le previsioni non sono delle migliori: gli esperti dell’Onu dicono che la montagna di e-waste potrebbe raggiungere le 50 milioni di tonnellate già entro il 2018.

Per questo motivo infatti alcuni studiosi dell’Università dell’Illinois hanno messo appunto un sistema che permetterebbe a smartphone e tablet di autodistruggersi, anche a comando e a distanza, ad esempio utilizzando segnali radio e calore come stimolo, e quindi di rendere più facile il loro riciclaggio.

Gli studiosi, guidati dal professore di ingegneria aerospaziale Scott R. White, hanno messo appunto questo innesco radiocomandato in grado di attivare a distanza l’autodistruzione su richiesta.

 
“Abbiamo dimostrato che l’elettronica c’è quando ne abbiamo bisogno e sparisce quando non ci serve più”, ha detto White“Questo è un modo per creare la sostenibilità nei materiali che vengono utilizzati dall’elettronica moderna. È stato il nostro primo tentativo di utilizzare uno stimolo ambientale per innescare la distruzione”.
 

Oltre ad aver tentato l'”autodistruzione” con induzione a distanza il team di White ha utilizzato anche con semplice calore, luce ultravioletta e sollecitazioni meccaniche, ma soprattutto ha creato un dispositivo che si dissolve in acqua, con possibilità di essere applicato anche nel settore biomedico.