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Oggi avremo un secondo in più, ci cambierà la vita?

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La giornata di oggi, 30 giugno, durerà 24 ore e un secondo. Sembra una cosa di poco conto, in realtà questo attimo potrebbe mettere in crisi qualche server e mandare offline qualche sito. L’ultimo minuto di oggi in sostanza durerà 61 secondi a causa di quello che in gergo è definito “secondo intercalare”.

Per capire di cosa si tratta la NASA ha pubblicato un interessante video: se masticate un po’ di inglese riuscirete a capire tutto. In alternativa proviamo a spiegarvi che cosa sta succedendo e perché.secondo intercalare

Oggi avremo un secondo in più

Il Tempo Atomico Internazionale(International Atomic Time) è una scala temporale molto precisa e stabile. Consiste nella media ponderata del tempo, misurato da circa 200 orologi atomici al cesio dislocati in oltre 50 laboratori sparsi in tutto il mondo. Il risultato è una misurazione estremamente precisa che viene usata – fra le altre cose – per migliorare la sincronizzazione dei sistemi di navigazione e di posizionamento di precisione, delle reti di telecomunicazioni e delle comunicazioni dallo Spazio profondo.

Dalle attente osservazioni sulla posizione delle stelle gli astronomi hanno dedotto che la velocità di rotazione della Terra rallenta leggermente a un ritmo non uniforme. Le cause sono molte e vanno dalle dinamiche del nucleo fuso della Terra al moto degli oceani, allo scioglimento dei ghiacci polari, agli effetti della gravità solare e lunare, per non parlare di terremoti, eruzioni vulcaniche e persino l’evento atmosferico El Niño.

Gli orologi atomici moderni vantano unaprecisione di circa un secondo in 200 milioni di anni. In media la rotazione del nostro Pianeta rallenta ad una velocità di circa due millesimi di secondo al giorno. Ne segue che l’accumulo del ritardo su base annuale è di quasi un secondo. Quel “secondo intercalare” che stanotte aggiungeremo artificiosamente per tenere in linea il “tempo umano” con quello astronomico.

Secondo intercalare 2
Secondo intercalare

Difficilmente ci accorgeremo di questa minima differenza, ma sappiate che oggi l’orologio passerà dalle 23:59:59 alle 23:59:60, per poi passare alle 00:00:00. Perché  stiamo parlando di questo benedetto secondo? Perché potrebbero esserci degli effetti collaterali.

Per esempio nel 2012 l’aggiunta del secondo intercalare ha messo in crisi i server di siti di rilevanza mondiale come LinkedIn, Reddit, Mozilla e Forusquare, tanto per citarne alcuni. Il punto è che quando l’orologio dei computer aveva segnato le 23:59:60 invece che le 23:59:59 alcuni sistemi operativi avevano interpretato questa variazione come se il tempo fosse andato a ritroso. Da qui errori di sistema, sovraccarichi di CPU eccetera.

Oggi non dovrebbero esserci problemi visto il precedente noto. Google, per esempio, per evitare grattacapi all’ora X, aggiungerà un millesimo di secondo ai suoi server più volte nel corso della giornata, in modo da non trovarsi stanotte davanti a un “salto temporale”. Stando a quanto riportato da Bloomberg la stessa tecnica verrà usata dalle borse di Giappone, Australia, Corea del Sud, Singapore. Un altro ambito passibile di problemi per il secondo intercalare è quello azionario, in cui i valori di mercato fluttuano, le offerte sono fatte in minuscole frazioni di tempo, e un secondo potrebbe costare milioni di dollari.

Da notare inoltre che durante il secondo intercalare potrebbero esserci brevissime interruzioni dei segnali GPS e delle trasmissioni radio ad onde corte.


Barilla, Cisco e la smart agriculture con cuore italiano – ictBusiness.it

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Le due aziende hanno presentato insieme a Penelope e a NttData Italia un progetto di tracciabilità dell’intera filiera alimentare, che sfrutta una piattaforma (ValueGo) sviluppata nell’ambito dell’iniziativa Safety For Food. Due prodotti Barilla, in vendita al Future Food District di Coop a Expo 2015, mostrano come funziona.

Sorgente: Barilla, Cisco e la smart agriculture con cuore italiano – ictBusiness.it


Gianni Morandi, re di Facebook. Tra selfie e milioni di like

Gianni Morandi nell'ultima foto che ha pubblciato nella sua pagina Facebook

Che sia un cantante nazionalpopolare lo sapevamo. Ma che diventasse anche il re dei social network, con 1,4 milioni di mi piace alla sua pagina Facebook, non ce lo aspettavamo davvero.

Me lo immagino Gianni Morandi che un giorno decide di aprire un account sul social di Zuckerberg. Poi scopre che i suoi follower sono sempre di più. Così comincia a pubblicare sempre più foto e commenti. E probabilmente passa su Facebook ore e ore della sua giornata.

Tutto è cambiato quando Gianni ha deciso di dire pubblicamente la sua sulla questione dei migranti: «Non dobbiamo mai dimenticare che migliaia e migliaia di italiani, nel secolo scorso, sono partiti dalla loro Patria verso l’America, la Germania, l’Australia, il Canada… con la speranza di trovare lavoro, un futuro migliore per i propri figli, visto che nel loro Paese non riuscivano a ottenerlo, con le umiliazioni, le angherie, i soprusi e le violenze, che hanno dovuto sopportare! Non è passato poi così tanto tempo…».

Apriti cielo: 14mila i messaggi di risposta. E Morandi ha ribattuto a moltissimi post. Tanti gli insulti, purtroppo, ma sono state numerosissime anche le persone che hanno apprezzato il punto di vista del cantante, continuando a seguirlo.

Oggi Gianni pubblica fotografie – lui nell’orto, lui con suo figlio, lui con Anna, la sua compagna, che spesso è anche l’autrice degli scatti – e la sua caratteristica principale è proprio quella di rispondere a tutti, o quasi.

Sono nate anche pagine divertenti che riportano le vicende virtuali del cantante: da Stimare Gianni Morandi per la pacatezza delle sue risposte fino a Gianni Morande: noi vi consigliamo di dare un’occhiata.


Perché la fibra di ENEL fa paura a Telecom Italia?

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ENEL vuole sfruttare l’avvicendamento dei contatori elettronici di elettricità per portare la fibra nei condomini.

In Italia per far smuovere le acque bisogna sempre dare un pestone a qualcuno. Nelle telecomunicazioni è inevitabile che si tratti di Telecom Italia. Se non altro perché le sue reti in rame e in fibra sono le più estese del paese. Quando ieri è filtrato sulle pagine de La Repubblica l’endorsing del Governo nei confronti del progetto ENEL di cablare in fibra l’Italia, a Piazza Affari il titolo Telecom ha traballato lasciando sul campo l’1,79%.

enel fibra

L’ex monopolista ha un unico grande asset strategico che il mondo della finanza riconosce: la sua infrastruttura di rete. Comprensibile che se un colosso come ENEL decide di infilare cavi in fibra nei suoi cavidotti e sui tralicci per raggiungere i contatori elettrici dei clienti (80% del territorio), nelle segrete stanze di Telecom la tensione sia destinata a salire.

Per altro chi ha architettato la mossa ha pensato anche agli equilibri regolamentari che impone l’AGCOM: l’ENEL affitterebbe la fibra (a prezzi regolati) a tutti gli operatori senza alcuna discriminazione. Non bisogna pensare però a un vero e proprio ingresso nel mercato delle telecomunicazioni come se fosse un operatore che possiede la fibra e la noleggia, bensì un “manutentore”. In collaborazione con le telco e con il sostegno economico dello Stato agevolerebbe la messa in posa e poi si occuperebbe della manutenzione.

enel contatore
Bisogna già cambiarli

L’occasione è ghiotta perché nel 2016 si dovrà procedere con la sostituzione dei 33 milioni di contatori elettronici che sono stati montanti nel 2006. Il loro ciclo di vita sta giungendo al termine ed entro tre anni è previsto l’avvicendamento. A quel punto perché non includere anche l’implementazione della fibra negli appartamenti o nei condomini?

L’ENEL vanta 1,2 milioni di km di linee elettriche e 450mila cabine di distribuzione a circa 50-100 metri dagli edifici – Telecom ha i cabinet in media a circa 300-350 metri. In pratica ogni armadio di telecomunicazioni oggi ci sono almeno 3 cabine elettriche. Una capillarità di tale livello potenzialmente potrebbe risolvere il problema delle aree a fallimento di mercato.

cluster

Il Governo nel suo progetto ultra-broadbandha previsto 4 cluster (A, B, C e D): i primi due riguardano il 60% della popolazione e circa 1145 Comuni dove gli operatori competono; gli altri due riguardano il 37% della popolazione e circa 6950 Comuni a fallimento di mercato. I finanziamenti di Stato si dovrebbero concentrare nei cluster più deboli, ma qualcosa è previsto anche per il “B”. Se ENEL si impegnerà nei “C” e “D” nessuno a avrà mai nulla da obiettare. Ma se dovessero mai arrivare sostegni di Stato per il “B” sia Telecom Italia che Fastweb potrebbero rivolgersi a Bruxelles per violazione delle norme comunitarie.

Ecco spiegata la recente accelerazione dei due operatori sullo sviluppo dei progetti fibra: mettendo una bandierina su un Comune di fatto lo si elimina dalla lista di quelli che consentirebbero ai concorrenti di ottenere sovvenzionamenti di Stato.


Logo Skype troppo simile a Sky: la sentenza dell’UE

Logo Skype troppo simile a Sky: la sentenza dell’UE

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La Corte di Giustizia Europea, ha emanato una interessante sentenza in tema di marchio comunitario e loghi aziendali. Ad essere coinvolte due società che operano entrambe in alcuni settori comuni: Sky, leader del settore pay-tv satellitare eSkype resa nota dal celebre servizio di telecomunicazione e videoconferenza via internet.

La vicenda in sintesi: nel 2004 e nel 2005 Skype aveva presentato richiesta per registrare la denominazione e i loghi come marchio comunitario per apparecchiature audio e video, prodotti di telefonia e di fotografia nonché per servizi informatici legati a software o alla creazione o all’hosting di siti Internet. (il “marchio comunitario” è valido su tutto il territorio dell’Unione europea e coesistecon i marchi nazionali)

Ma nel 2005 e nel 2006 la società Sky Broadcasting Group, divenuta Sky e Sky IP International, aveva proposto opposizione lamentando un rischio di confusione con il suo marchio denominativo comunitario SKY, già depositato nel 2003 per prodotti e servizi identici.

A distanza di qualche anno e precisamente nel 2012 e nel 2013, l’UAMI (Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno) aveva accolto l’opposizione, in quanto aveva ravvisato in sostanza, l’esistenza di un rischio di confusione tra i segni in conflitto, dovuto in particolare al loro grado medio di somiglianza visiva, fonetica e concettuale

A sua volta Skype, chiaramente non soddisfatta dalla decisione aveva chiesto l’annullamento di tali decisioni dinanzi al Tribunale dell’Unione europea.

Ancora una volta, e forse in via definitiva il Tribunale, lo scorso 5 maggio ha rispinto i ricorsi di Skype e ha confermato quindi l’esistenza di un rischio di confusione tra i loghi delle due società Sky e Skype.

Il dettagli della decisione del Tribunale:

Somiglianza visiva, fonetica e concettuale: “la pronuncia della vocale «y» non risulta più breve nel termine «skype» che nel termine «sky». Inoltre, il termine «sky», appartenente al vocabolario di base della lingua inglese, resta chiaramente identificabile nel termine «skype», sebbene quest’ultimo sia scritto in una sola parola. Infine, l’elemento «sky» nel termine «skype» può essere certamente identificato dal pubblico di riferimento, anche se il rimanente elemento «pe» non ha significato proprio.

Peraltro, il fatto che, nel segno figurativo richiesto, l’elemento denominativo «skype» sia circondato da un bordo a forma di nuvola o di bolla non rimette in discussione il grado medio di somiglianza visiva, fonetica e concettuale. Sotto il profilo visivo, infatti, l’elemento figurativo si limita a mettere in risalto l’elemento denominativo ed è quindi percepito come un semplice bordo. […]. Infine, sul piano concettuale, l’elemento figurativo non veicola alcun concetto, a parte, eventualmente, quello di una nuvola, il che potrebbe allora ulteriormente aumentare la probabilità di identificazione dell’elemento «sky» all’interno dell’elemento denominativo «skype», poiché le nuvole si trovano «in cielo» e possono quindi essere facilmente associate al temine «sky».”

A supporto delle proprie tesi, Skype aveva allegato, come fattore idoneo a ridurre il rischio di confusione, la pacifica coesistenza dei segni in conflitto nel Regno Unito. Secondo il Tribunale, tale coesistenza però, oltre a non essere durata abbastanza a lungo per poter giudicare, riguarda solamente un servizio isolato e molto specifico (ossia i servizi di comunicazione punto a punto) e non può quindi attenuare il rischio di confusione per i numerosi altri prodotti e servizi rivendicati.

Skype a questo punto potrà impugnare la decisione dinanzi alla Corte entro due mesi dalla data della sua notifica, limitatamente alle questioni di diritto.


Google: il mobile supera il desktop nelle ricerche online | Hardware Upgrade

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Alla fine è giunto il tempo in cui la maggior parte delle ricerche su Google avviene su smartphone. Preannunciata l’anno scorso da alcune società di analisi di mercato, la novità è stata confermata da Google in un comunicato stampa di martedì scorso: “I consumatori utilizzano sempre più il loro smartphone per ottenere le proprie risposte in dieci paesi diversi” – ha scritto – “infatti su dispositivi mobile vengono effettuate più ricerche che su computer in 10 paesi diversi”, e fra questi troviamo anche USA e Giappone.

Il gigante di Mountain View non ha elaborato ulteriormente questi dati: non sappiamo quali siano gli altri paesi, né quando il sorpasso sia avvenuto di preciso. In dieci paesi del mondo, tuttavia, sul motore di ricerca più diffuso al mondo vengono impartite più query da smartphone che da desktop, nella fattispecie dalle applicazioni proprietarie o da browser mobile. Non sono purtroppo stati rilasciati dati più specifici.

Nella categoria dei desktop rientrano anche i tablet, quindi nella definizione di mobile Google considera esclusivamente smartphone e phablet. Ma perché Big G ci offre questa informazione? Il tutto rientra nel più grande percorso che la società ha ormai intrapreso da tempo e in cui vuole incanalare anche partner commerciali, editori del web ed inserzionisti. Un percorso in cui il mobile è il protagonista della rete e a cui tutti sono obbligati a partecipare.

In passato, Google aveva introdotto la dicitura Mobile-friendly a fianco dei siti ottenuti in risposta nella ricerca, proprio per indicare che i contenuti fossero adatti alla visione su smartphone. Per rientrare nella categoria è necessario osservare alcune regole, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza d’uso sul sito per chi accede da un dispositivo con display di dimensioni ridotte.

Solo alcune settimane fa, il “Mobile-friendly” è diventato un elemento indispensabile per ricevere una certa priorità nelle ricerche effettuate da dispositivi mobile, ed il motivo potrebbe essere spiegato dalla statistica rilasciata sommariamente da Google negli scorsi giorni. Il mobile è sempre più importante e ha superato tutte le previsioni di crescita operate dagli esperti del settore, con Google che ad oggi viene utilizzato più in giro per strada sul proprio smartphone, che seduti comodamente al PC a casa propria.


Google, negli Usa parte la consegna di cibo a domicilio

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L’obiettivo è superare gli ordini telefonici che arrivano ai ristoranti. L’azienda di Mountain View ha stretto accordi con sei compagnie. E intanto Amazon usa i droni per le consegne.

Voglia di pizza? Di ravioli al vapore o di sushi? Niente paura e niente lunghe attese telefoniche per parlare con il ristorante più vicino. Da oggi ci pensa Big G. Da oggi qualsiasi tipo di cibo si può ordinare direttamente con Google, ma solo negli Usa. Il colosso delle ricerche online si è lanciato nel business delle consegne integrando la possibilità di un ordine a domicilio direttamente nella funzione di ricerca dei ristoranti. E intanto Amazon continua ad affinare il progetto di consegne coi droni: i velivoli potrebbero essere in grado di localizzare il destinatario e seguirlo nei suoi spostamenti.

Google spiega in un post che gli utenti statunitensi potranno ordinare cibo a domicilio grazie all’accordo con sei compagnie, tra cui Eat24 e Delivery.com. In pratica se si cerca online un ristorante in alcuni casi è possibile prenotare una cena da farsi recapitare a casa. Le start up specializzate nella consegna di cene e pranzi a domicilio, scrive TechCrunch, hanno attirato fondi per 600 milioni di dollari lo scorso anno, ma la maggior parte dei consumatori fa gli ordini telefonando ai ristoranti.

Intanto Amazon punta a rendere sempre più avanzato il suo progetto di consegne con i droni. La compagnia di Seattle si è aggiudicata un brevetto che prevede droni in grado di comunicare gli uni con gli altri e di “localizzare” il destinatario di un pacco (sfruttando il Gps del suo telefonino), modificando il percorso in base agli spostamenti della persona che deve riceverlo. Inoltre sarebbero previsti più modelli di droni in base a tipologie e mole dei pacchi da recapitare.

Repubblica.it


Il collasso della rete internet arriverà fra 8 anni. L’attuale rete energetica fra 15 anni.

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fibra_otticaInternet? Il default entro i prossimi 8 anni. Secondo alcuni esperti l’intera infrastruttura che immagazzina, riceve e invia i dati della rete potrebbe collassare in tempi non troppo lontani.E’ stato uno degli argomenti su cui si è parlato a Londra in occasione di un incontro sul tema promosso dalla Royal Society. Il problema sarebbero i nuovi servizi offerti dalla rete, sempre più affamati di banda, come le internet TV o i servizi di video-sharing.Una “crisi di capacità”, secondo gli esperti interpellati durante il meeting, che riguarda l’infrastruttura in fibra ottica attuale che sarebbe insufficiente a coprire la richiesta di banda da parte dei consumatori. Negli ultimi dieci anni la crescente richiesta di dati digitali è stata risolta grazie all’evoluzione tecnologica, ma i progressi scientifici hanno raggiunto un limite per cui eventuali evoluzioni saranno rallentate.Quindi? La fibra ottica attuale non riuscirà a soddisfare la domanda fra 8 anni da oggi, almeno nel Regno Unito. Insomma sarà necessario un ampliamento dell’infrastruttura a carico di società terze e, di riflesso, del consumatore. Quindi un aumento dei costi degli abbonamenti.”Stiamo iniziando a raggiungere un punto in cui non riusciremo ad ottenere più dati da una singola fibra ottica”, ha dichiarato il professor Andrew Ellis della Aston University di Birmingham. La domanda cresce costantemente, ma la ricerca non riuscirà a coprirla da qui a 8 anni, non con le infrastrutture attuali.”Se non riusciremo ad avere idee radicali, i costi per i consumatori aumenteranno drammaticamente”, ha inoltre specificato Ellis, dovuti sia ai costi di installazione della nuova fibra che all’aumento degli oneri necessari per la sua manutenzione. Una problematica che si rifletterà anche sul consumo energetico, secondo il professore, con il Regno Unito che consuma già il 16% dell’energia prodotta per l’uso di internet, con un tasso di crescita del 100% ogni quattro anni. Se da un lato si coprirà il fabbisogno di internet, dall’altro l’attuale rete energetica sarà sufficiente solamente per i prossimi 15 anni.



Google, Wsj: “Violate le norme antitrust, rischia maximulte dall’Ue” – Tgcom24

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Google, Wsj: “Violate le norme antitrust, rischia maximulte dall’Ue”

Secondo le fonti citate dal quotidiano statunitense Mountain View potrebbe trovarsi a pagare oltre 6 miliardi di dollari di multe

22:28 – Le autorità europee avrebbero deciso di presentare accuse formali nei confronti di Google per violazione della normativa antitrust. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Mountain View potrebbe trovarsi a pagare oltre 6 miliardi di dollari di multe. L’azione delle autorità Ue aprirebbero la strada a quella che potrebbe essere la più grande battaglia a Bruxelles dai tempi del caso Microsoft, dieci anni fa.

L’avvio di un’azione formale da parte di Bruxelles chiuderebbe un’indagine iniziata nel 2010. E sarebbe una “cattiva notizia” per Google, perché – afferma Ioannis Lianos, professore di Global Competition Law allo University College London – significa che le autorità europee non vogliono patteggiare”. “E’ un’indagine seria con conseguenze serie. Nei casi di abuso di posizione dominante – mette in evidenza Spencer Waller, professore antitrust alla Law School di Chicago – sono di solito previste multe ed è imposto il cambiamento di alcuni comportamenti”.

Google ha cercato per due anni di patteggiare con l’Unione Europea, ma senza esito. Mountain View realizza – secondo alcune stime – il 35% dei suoi ricavi in Europa e la sua quota nella ricerca online supera il 90% in molti Paesi europei, a fronte del 65% negli Stati Uniti.

La commissaria antitrust europea, Margrethe Vestager, sarebbe intenzionata ad accusare Google di abuso di posizione dominante, una delle infrazioni europee più gravi. E che è già costata una pioggia di milioni di dollari a Microsoft e Intel, che rispettivamente hanno pagato 800 milioni di dollari e 1,2 miliardi di dollari.

viaGoogle, Wsj: “Violate le norme antitrust, rischia maximulte dall’Ue” – Tgcom24.